Comunque, a otto anni, nonno Giuseppe entrò nella Schola Cantorum di S. Salvatore in Lauro e qui ebbe le sue prime esperienze musicali. A dodici anni partecipava spesso come comparsa alle opere che si rappresentavano al Teatro Adriano, restando sempre fortemente impressionato dalle storie e dal mondo del melodramma. Tanto è vero che tornando a casa riviveva le scene che aveva veduto, con grande disappunto degli inquilini del piano di sotto, perché come partners usava delle sedie che muoveva rumorosamente. Oltretutto, il padre, furibondo perché voleva che il figlio imparasse il "suo" mestiere di fabbro ferraio, dopo una certa ora della sera chiudeva la porta e lasciava fuori Peppino che così, dopo aver fatto la comparsa, spesso dormiva "sotto le stelle". Tutto ciò non gli impedì di continuare a sognare il teatro, fino al giorno decisivo della sua vita. In una famosa notte di luna a Piazza del Popolo, mentre Peppino, allora quindicenne, stava cantando con degli amici a cavallo di uno dei leoni della statua al centro della piazza, passò una signora, insegnante di pianoforte a santa Cecilia, che si fermò ad ascoltare. Questa signora era Schultheis Brandi.
Immediatamente colpita dalla bella voce consigliò al giovane di studiare canto. Giuseppe replicò facendo presente l'ostilità del padre, ma l'insegnante non si arrese e parlò di De Luca all'allora presidente dell'Accademia di Santa Cecilia, il conte di Sammartino.