A chi abbia ascoltato il baritono Giuseppe De Luca anche per pochi minuti, parrà quanto mai appropriata e calzante la definizione di "nobile" per la sua voce. Pochi cantanti nella storia del melodramma hanno saputo caratterizzare le proprie interpretazioni con uno stile di canto tanto lineare ed elegante, incontro perfetto di istintuale creatività artistica e perfetta struttura tecnica. Vissuto in un'epoca di rivoluzionari mutamenti nell'opera con il delinearsi di sempre più nuove, ardite e difficilissime frontiere della vocalità e dei ruoli drammatici, De Luca ha stigmatizzato, in oltre cinquant'anni di carriera, l'artista duttile, l'interprete sempre in equilibrio tra tradizione e modernità, il perfetto conoscitore del proprio mezzo espressivo, capace di dirottarne la prora, con qualunque mare, verso le mete indicate dalle urgenze dell'arte e sempre raggiunte incomparabilmente. Ecco perché "la nobile voce" di Giuseppe De Luca, anche dalle incisioni più antiche (le prime sono del 1902), ci giunge di grande attualità: una lezione di stile e di tecnica altissima. Si comprendono così l'infinità del repertorio, la capacità di passare da un autore all'altro, da questo a quel personaggio, da una drammaturgia vocale a quella opposta, non soltanto con aderenza stilistica ineccepibile ed un leggendario talento interpretativo, ma soprattutto conservando perfettamente la bellezza e l'integrità della voce, migliorandone, con una sempre maggiore ricchezza di sfumature, la caleidoscopica resa stilistica, anche cinquant'anni dopo il debutto e ad oltre settanta anni di età.